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Rimini, tra arte e storia

Arte e Cultura - Ponte di Tiberio

Per cominciare a conoscere Rimini dal principio, cioè dalla Rimini romana, si parte dall’Arco di Augusto, il più antico degli archi romani superstiti. Svetta in posizione strategica (segna la fine della via Flaminia) e fu voluto dall’imperatore Augusto nel 27 a.C. Nel giro di pochi metri ci sono due gioielli della Rimini rinascimentale. Il primo, il Tempio Malatestiano (1449), con la facciata di Leon Battista Alberti. Pochi edifici esprimono la complessità e il fascino della cultura rinascimentale italiana come il Tempio Malatestiano di Rimini, voluto dal principe Sigismondo Malatesta. Candido e ieratico con la facciata di marmo, firmata da un gigante della storia dell’architettura, Leon Battista Alberti, il Tempio Malatestiano contiene una serie di cappelle e di tesori: un Crocefisso di Giotto, un affresco di Piero della Francesca, i preziosi bassorilievi degli angeli che suonano su sfondo blu. 
Il secondo è una fortezza: Castel Sismondo, simbolo del potere della signoria dei Malatesta a Rimini e oggi contenitore di mostre. La residenza-fortezza di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 al 1468, coniugava l'intento celebrativo con l’esigenza difensiva. I lavori, iniziati nel 1437, si protrassero per circa 15 anni, anche se dal 1446 la residenza risulta abitata.
La passeggiata continua al Ponte di Tiberio, uno dei più notevoli ponti romani superstiti, iniziato da Augusto nel 14 e completato da Tiberio nel 21 d.C., crea ancora oggi il collegamento tra la città e il suburbio (borgo San Giuliano). Da qui iniziano  le vie consolari, Emilia e Popilia, dirette al Nord. La via Emilia, tracciata nel 187 a C. dal console Emilio Lepido, collegava Rimini a Piacenza; attraverso la via Popilia, invece, si raggiungeva Ravenna e si proseguiva fino ad Aquileia. Il ponte, in pietra d’Istria, si impone per il disegno architettonico, la grandiosità delle strutture e la tecnica costruttiva. Si sviluppa in cinque arcate che poggiano su massicci piloni muniti di speroni frangiflutti ed impostati obliquamente rispetto all’asse del ponte, in modo da assecondare la corrente del fiume riducendone la forza d’urto, secondo uno dei più evidenti accorgimenti ingegneristici.

Da non perdere una sosta in piazza Ferrari per visitare la piccola Pompei riminese: il sito archeologico denominato Domus del chirurgo. La Domus del Chirurgo (II sec. d.C.) custodisce un ritrovamento archeologico unico al mondo: il più ricco corredo chirurgico romano noto ad oggi. La Domus è un contesto eccezionale che ha attirato l’interesse degli studiosi di tutto il mondo, è un ambulatorio medico, perfettamente conservato. Fu un incendio, dopo un’incursione barbarica, a far ripiegare su se stesse le pareti delle stanze conservando praticamente intatti gli strumenti di lavoro di un chirurgo così come operava nel III secolo. Ogni particolare è conservato: i pavimenti, i muri, i cardini delle porte, le medicine, la scrivania, la borsa dell’acqua calda a forma di piede, il letto per i ricoveri. Gli scavi della domus di piazza Ferrari di Rimini hanno portato alla luce numerosi oggetti tra cui, oltre all’eccezionale collezione di strumenti chirurgici, spicca un raffinato quadretto in pasta vitrea policroma (PINAX) che riproduce un fondale marino con tre pesci dai vivaci colori, un ritrovamento eccezionale per la raffinatezza della tecnica usata, di cui esistono solo 3 esemplari nel mondo (gli altri due a Corinto e a Zliten in Libia). Il pannello è costruito attraverso varie tecniche: quella del vetro mosaico, dell’intarsio e dell’opus sectile. L’adiacente Museo della Città, nella nuova sezione archeologica, ospita l’eccezionale strumentario chirurgico rinvenuto nella domus. Sempre al Museo della Città sono esposte le opere della Pinacoteca, ove si possono ammirare dipinti, sculture e ceramiche, arazzi e oreficerie, l'imponente affresco con il Giudizio Universale proveniente dalla chiesa di Sant'Agostino, i capolavori della Scuola Riminese del Trecento, il raffinato Crocifisso di Giovanni da Rimini e il prezioso polittico di Giuliano da Rimini, vasellame e boccali decorati con stemmi malatestiani, preziose tavole dell'età d'oro della signoria dei Malatesta commissionate ad artisti di grande fama quali: Giovanni Bellini, Domenico Ghirlandaio, Agostino di Duccio, Pisanello e Matteo de' Pasti, Guido Cagnacci, il Centino, il Guercino e Simone Cantarini.

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Data ultimo aggiornamento 14/09/2016 - 14:34