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23-03-2021

Tradizioni pasquali a Rimini

Somar Lungo

Pasqua, come Natale, sono festività che scandiscono il ritmo dell’anno e portano con sé usanze e riti che ci aiutano a rivivere l’atmosfera delle feste, anche se quest’anno saremo costretti ancora una volta a trascorrere le vacanze di Pasqua a casa e a rimandare la tradizionale gita fuori porta di Pasquetta, che da sempre Rimini ha cercato di mantenere viva nel solco della tradizione.

Tra le tradizioni casalinghe c’è quella dell’ uovo benedetto, simbolo della vita che si rinnova, una tradizione del passato mantenuta viva ancora oggi, generalmente dalle nonne, che il sabato prima di Pasqua passano nelle chiese riminesi per far benedire le uova sode da mangiare la Domenica di Pasqua a colazione insieme alla tipica ciambella romagnola o alla pagnotta pasquale.

La ciambella è un dolce molto semplice e gustoso che a Rimini e in Romagna si consuma, oltre che a colazione, a merenda e a fine pasto, accompagnata da vini locali come l’Albana, il Sangiovese, la Cagnina o da passiti. Di regola si inzuppava la fetta nel bicchiere di vino.
Gli ingredienti della ciambella sono quelli della tradizione contadina: uova, farina, zucchero, latte, burro. La sua forma è quella di un filone allungato con la superficie cosparsa di zucchero semolato o granella di zucchero, ma può avere delle varianti che prevedono l’aggiunta di pezzetti di cioccolato o l’uvetta sultanina.
Una volta, quando ancora c’erano solo stufe e camini, le azdore romagnole preparavano a casa l’impasto, che veniva steso sulle teglie e poi si recavano nel forno del paese, prenotandosi per la cottura della propria ciambella. Spesso si ritrovavano ad aspettare insieme e a dare vita ad una specie di gara per la ciambella più bella o più profumata.

La pagnotta pasquale è invece una sorta di pane dolce, nato a Sarsina, ma che si è subito diffuso in tutte le campagne circostanti. La sua lavorazione è più complessa perché deve lievitare per un’intera notte, ma nel periodo pasquale si può trovare ancora oggi in quasi tutti i forni della zona. La mattina di Pasqua l’usanza voleva che si servisse la pagnotta pasquale, accompagnata dalle uova sode benedette e da qualche fetta di salame nostrano.

Un’altra tradizione riminese vuole che il lunedì di Pasqua si trascorra sul colle di Covignano, con la tradizionale gita fuori porta: il Somar Lungo. Il nome sembra derivi dall’abitudine degli abitanti di Borgo Marina (uno dei borghi riminesi), che nell’800, durante il giorno di Pasquetta, erano soliti salire a dorso di somarelli e sfidarsi in una gara per raggiungere da Rimini il colle di Covignano. La competizione rievocava il pellegrinaggio che nel 1700 i marinai facevano per recarsi a chiedere aiuto alla Madonna e lasciarle i propri ex voto. Finita la gara tutti raggiungevano il Santuario delle Grazie sul colle di Covignano a dorso degli asini o a piedi e trascorrevano la giornata sui prati condividendo il pranzo contenuto nella “ligaza” (dal nome del fazzolettone che racchiudeva il pranzo al sacco), riempita con coniglio o agnello, piada, ciambella, uova sode e vino.
Negli ultimi anni questa consuetudine in onore della Madonna delle Grazie è stata recuperata e rivisitata dalle associazioni dei borghi e del centro storico. La versione moderna è andare a Covignano in bicicletta, con partenza da Marina Centro, diventando così un’occasione per una scampagnata all’aria aperta con la famiglia o con amici, attraversando i luoghi della città e partecipando a numerose attività collaterali, che ogni edizione del “Somar Lungo” prevede a seconda del tema che ogni anno viene scelto per caratterizzarla.

Una curiosità: sul colle di Covignano si può percorrere una Via Crucis particolare, che si snoda lungo la scalinata che conduce al Santuario delle Grazie. E’ forse la più antica del mondo, perché le cronache ne parlano fin dal 1550; nelle quattordici cappelle costruite lungo la salita, dal 1750 erano custoditi grandi pannelli di terracotta (155 x 120 cm.), opera di Carlo Sarti di Bologna, sostituiti, dopo la completa distruzione bellica, da ceramiche dello scultore Elio Morri della stessa dimensione. Tradizionalmente la sera del Venerdì Santo la processione partiva dalla via Covignano, ai piedi della grande croce, e percorreva la Via Crucis che porta al santuario.