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29-06-2009

L’Isola delle Rose torna dopo 40 anni

La storia bizzarra dello stato indipendente nato nel 1968 in un film documentario mercoledì 1 luglio alla corte degli agostiniani

Quella dell’Isola delle Rose è una delle storie più bizzarre e affascinanti che Rimini e la riviera romagnola abbiano mai vissuto. Una vicenda che torna in vita dopo quarant’anni, grazie al film documentario "Insulo de la Rozoj - La libertà fa paura", realizzato da Cinematica e che verrà proiettato a Rimini mercoledì 1 luglio 2009 alla Corte degli Agostiniani.

Il primo maggio del 1968 un ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, proclama uno stato indipendente su una piattaforma in ferro da lui stesso costruita sei miglia al largo di Rimini, in acque internazionali. Nei mesi successivi, quel tratto di mar Adriatico di fronte a Torre Pedrera è al centro di un caso internazionale. L’impresa di Giorgio Rosa suscita da una parte grandi timori, dall’altra sogni e speranze. Giornali e televisioni di mezzo mondo mandano i loro giornalisti a Rimini per indagare sulla neonata repubblica. I turisti intanto fanno la fila per salire sulle imbarcazioni a vela che organizzavano le gite in mare attorno alla piattaforma. La lingua ufficiale adottata è l’Esperanto e proprio in esperanto vengono contrassegnati i francobolli emessi dall’Isola delle rose o, meglio, dal Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj.

Nel corso di quell’estate del 1968 anche il parlamento italiano discute due interrogazioni presentate su quello che viene definito "il caso dello stato burletta nato nelle acque dell’Adriatico". A un paio di mesi dalla proclamazione dell’indipendenza, le forze militari italiane occupano la piattaforma e proclamano lo stato di "embargo". Ogni tentativo di Giorgio Rosa di salvare la piattaforma e il suo sogno si rivelano vani. A Rimini arrivano gli uomini della marina militare e, nel febbraio del 1969, l’isola scompare in mare.

Il film documentario presentato da Cinematica, diretto da Stefano Bisulli e Roberto Naccari e scritto dai due registi con Giuseppe Musilli e Vulmaro Doronzo, ripercorre la storia dell’Isola delle Rose attraverso un lavoro di ricerca attento minuzioso, con numerose interviste realizzate in giro per l’Italia e l’Europa, rintracciando testimoni e protagonisti di quelle vicende. Un lavoro che ha portato alla luce foto e video inediti, documenti e lettere di cui si ignorava l’esistenza.

Il documentario sull’Isola delle Rose è stato anche l’occasione per indagare il clima di un’epoca: la Rimini e la riviera romagnola degli anni Sessanta e del turismo di massa, una nazione, l’Italia, che sta vivendo le turbolenze del Sessantotto e un mondo spaccato in due dalla Guerra fredda. Un affresco di un periodo storico, filtrato attraverso una delle imprese più utopiche e affascinanti che un uomo possa immaginare: realizzare il "proprio" stato.

Fondamentale in quest’ottica è stata la collaborazione nata con la Cineteca di Rimini e con l’Archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga di Rimini. Grazie al lavoro di queste due strutture sono stati individuati e restaurati i filmati e le fotografie che Davide Minghini, lo storico fotoreporter riminese, aveva realizzato nel corso dei suoi servizi sull’Isola delle Rose. Alla sua morte, l’archivio Minghini è stato donato dagli eredi alla biblioteca riminese ed è lì che sono stati ritrovati i materiali che impreziosiscono il film documentario di Cinematica.

Altro materiale d’archivio di fondamentale importanza per ricostruire la storia dell’Isola è quello messo a disposizione dalla famiglia Rosa, anche questo costituito da fotografie, filmati e documenti. Materiali inediti sono stati rinvenuti in Germania, a Monaco di Baviera, dove Rudy Wolfgang Neumann, l’imprenditore tedesco che era stato nominato "ambaciatore" dell’Isola delle Rose, ha conservato filmati, immagini, giornali internazionali e una serie di lettere giunte dai cittadini di mezza Europa.

Altra documentazione filmata giunge dagli archivi dei "Film di cassetto" della Cineteca di Rimini, da quelli di "Home Movies" di Bologna, dell’Eni e della Red Bull.

Dodici mesi di indagini e ricerche, con più di 40 ore di riprese, che sono state condensate nei sessanta minuti del film documentario "Insulo de la rozoj - La libertà fa paura", che viene presentato in anteprima nazionale a Rimini, mercoledì primo luglio alle 21.15 alla Corte degli Agostiniani con ingresso libero.

La proiezione fa parte della programmazione di "Agostiniani Estate" della Cineteca del Comune di Rimini e del cartellone di "Assalti Al Cuore", manifestazione quest’ultima che dedica l’intera giornata del primo luglio all’Isola delle Rose presentando, oltre al film documentario, altri due appuntamenti, alle 18.15 e alle 23.00, basati sulle suggestioni create dalla storia dell’isola.

INSULO DE LA ROZOJ

La libertà fa paura

SINOSSI

È il primo maggio del 1968. Al largo delle coste riminesi, appena fuori dalle acque territoriali, un ingegnere proclama uno Stato indipendente su una piattaforma in ferro da lui stesso progettata e costruita: è l’atto di nascita della Repubblica dell’Isola delle Rose. O, meglio, dell’Insulo de la Rozoj, secondo la traduzione in esperanto, lingua ufficiale della neonata repubblica.

La micronazione diventa immediatamente un caso nazionale e internazionale, suscitando da una parte grandi timori, dall’altra speranze e sogni.

Politici e autorità sono spaventati dalla presenza di un nuovo soggetto internazionale a qualche miglio dalle coste italiane. Partono inchieste e vengono presentate interrogazioni parlamentari: per qualcuno dietro l’Isola delle Rose c’è l’ombra di una potenza straniera, per altri lo spettro è quello della creazione di un casinò, con gioco d’azzardo ed entreneuses che rischiano di far crollare definitivamente i dogmi morali già pesantemente intaccati dalle turbolenze del Sessantotto.

Dall’altra parte gli operatori del turismo e gli amministratori riminesi vedono di buon occhio l’Isola delle Rose, divenuta una inaspettata attrazione turistica, il migliore dei lanci possibili per l’estate del ’68 sulla Riviera romagnola, che sta vivendo il suo boom turistico: i villeggianti si mettono in fila per salire sulle barche che fanno il giro attorno alla piattaforma e comperano i francobolli emessi dal nuovo stato, originale souvenir delle loro vacanze.

Perfino l’organizzazione mondiale degli esperantisti accoglie con entusiasmo la micronazione, che ha adottato proprio l’esperanto come lingua ufficiale.

Ma i più contenti della nascita dell’Isola delle Rose sono probabilmente giornalisti ed editori: l’isola è la notizia dell’estate italiana, con le foto di giovani bellezze in audaci bikini a far da contorno a inchieste e interviste. E il tutto succede sulle spiagge della riviera di Rimini, ormai divenute il luogo di villeggiatura degli italiani.

A 55 giorni dalla proclamazione dell’indipendenza, lo Stato italiano decide di intervenire con fermezza. Viene proclamato l’embargo a cui segue l’occupazione militare. Dopo qualche tempo gli artificieri della marina militare sbarcano sulla piattaforma. Il 25 febbraio del 1969 l’isola scompare in mare.

A quarant’anni dalla distruzione, la vicenda dell’Isola delle Rose continua a stimolare fantasia e creatività. Nell’estate del 2008 un’installazione in un museo di Vancouver, in Canada, ne ha celebrato il mito, mettendola in parallelo con l’Isola di Utopia di Tommaso Moro. Un autore milanese e una compagnia fiorentina stanno portando l’Isola in teatro. Un gruppo di musicisti romagnoli nel 2007 ha vinto il Mei di Faenza, il Meeting delle etichette indipendenti, con un brano hip hop ispirato dalla storia della piattaforma. Un numero speciale di Martin Mystere, fumetto cult italiano sul mondo del mistero, ripercorre la storia della piattaforma davanti alla riviera di Rimini in un albo intitolato, per l’appunto, "L’Isola delle Rose".

Una serie di tributi all’idea di un ingegnere che, nella sua bella villa bolognese, ancora oggi, ultraottantenne, sorride amaramente ripercorrendo la storia della sua creatura.