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26-01-2006

Il lavoro in cento anni di arte italiana

In mostra a Castel Sismondo Sironi, Boccioni, Guttuso, Carrà, Sughi, Pascali, Vedova e altri artisti del '900

Il Centenario della Cgil viene celebrato quest’anno con una grande mostra d’arte italiana sul tema del lavoro e in particolare “Il corpo del lavoro”, negli ultimi cento anni.

Prodotta dall’Associazione Centenario Cgil, progettata e ideata da Promoart e organizzata da Promoart e Arthemisia, la mostra è resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Rimini, che la ospita nel prestigioso contesto di Castel Sismondo, dal 1 marzo al 1 maggio 2006. Successivamente, grazie alla collaborazione con la Regione Sicilia, la mostra sarà esposta a Palermo, dove è prevista tra la fine di maggio e la fine di luglio 2006.

Il progetto espositivo, ideato appositamente per i cento anni della Cgil, a cura di Mariastella Margozzi, Luigi Martini, Antonello Negri, si propone di verificare la presenza o l’assenza nell’arte figurativa italiana dell’ultimo secolo dei “problemi” legati alla materialità o immaterialità del lavoro, alla sua corporeità o incorporeità, così come, in qualche modo, alla maggiore o minore fisicità dei processi produttivi.

Per queste ragioni il titolo è: “I costruttori” e il tema centrale: “Il corpo del lavoro”. Un tema che allude al corpo del lavoratore, ma anche alla manualità nel lavoro e con accenni al corpo del lavoratore in lotta e all’ambiente che lo “ospita”. La mostra quindi testimonia come un “nuovo corpo” sia entrato nella creazione artistica, dopo quello della divinità, del nobile, del potere politico e militare, del borghese, che nei secoli precedenti erano i soli considerati degni della trasfigurazione artistica.

Si tratta di un filo conduttore affascinante, un approccio diverso da quello più tradizionale sul tema “arte e lavoro umano”, quindi capace di indirizzare la scelta delle opere in modo specifico.

Si potranno così leggere i mutamenti culturali intervenuti durante un secolo, il ruolo che il lavoro ha assunto durante i diversi periodi e quello che ha nella prospettiva di vita individuale e collettiva, la presenza o l’assenza nelle opere d’arte di questi temi e la loro diversa declinazione.

Un angolo di osservazione originale e capace di contribuire a cogliere i mutamenti sul ruolo culturale e sociale del lavoro nella società e nell’arte, la sua stessa evoluzione e i mutamenti di prospettiva, così come vengono intuiti dagli artisti delle cosiddette “arti figurative”. Oltre all’indagine storica, merito e novità della mostra sono quelli di indagare le tendenze più attuali. Se la critica infatti ha sempre considerato l’argomento nella sua massima espressione fino agli anni Sessanta, degna di nuove riflessioni è la ripresa del tema in questi ultimi anni, attraverso i linguaggi e le tecniche dell’arte contemporanea.

La mostra si compone di una selezione delle opere italiane capaci di declinare il tema della mostra, dai primi del Novecento ad oggi, provenienti da Musei e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, dalle Raccolte d’arte della Cgil, dalle Raccolte d’arte sui temi del lavoro (Collezione Verzocchi, Galleria del Premio Suzzara), oltre che da raccolte private e archivi di artisti, per un totale di 100 opere.

La cronologia è sintomatica del grado di attenzione al tema. Si delineano infatti tre sezioni: una prima sezione storica fino alla seconda guerra mondiale, una seconda sezione fino agli anni Novanta e una terza dal 1990 al 2005. Di grande attualità fino alla fine degli anni Sessanta, il tema del lavoro risulta meno frequente tra gli anni Settanta e Ottanta ma riacquista sorprendentemente l’interesse degli artisti negli ultimi quindici anni.

Tra le opere storiche più emblematiche si possono ammirare “L’allegoria del lavoro” di Carlo Carrà del 1906, “I Costruttori” di Arturo Dazzi del 1906-07, “Il contadino al lavoro” di Umberto Boccioni del 1906-10,  “I conquistatori del sole” di Giuseppe Cominetti del 1907, “Fabbri ferrai” di Franceso Camarda del 1910, “Le tabacchine” di Vincenzo Cadorin” del 1920, “Gli scaricatori” di Lorenzo Viani del 1930 c., “Il lavoro” di Tato del 1930, “Cartoni per gli arazzi delle corporazioni” di Ferruccio Ferrazzi del 1931, “Il lavoratore” di Mario Sironi del 1936, “Il lavoro” di Galileo Chini del 1940.

I problemi del lavoro e dei lavoratori, anche negli aspetti di denuncia, avevano già avuto una vasta trattazione nelle arti figurative durante il secolo precedente, ma le problematiche di una società in crescita, come l’Italia di inizio Novocento, non potevano non generare e alimentare l’impegno sociale da parte degli artisti, con soluzioni estremamente diversificate che vanno dal socialismo umanitario al realismo che celebra il lavoro come progresso, dal lavoro trasfigurato dal liberty al novecentismo d’epoca fascista.

Tematiche promosse e sostenute con iniziative e concorsi accademici che preparavano i giovani artisti ad occuparsi degli aspetti sociali e a creare un’arte che desse conto di un’umanità lavoratrice rigenerata.

A documentare il secondo dopoguerra vi sono altre opere importanti, fra queste: “Assemblea di braccianti sul Cormor” di Giuseppe Zigaina del 1952, “Interno di fabbrica” di Emilio Vedova del 1949, “Acciaierie di Terni” di Renato Guttuso del 1949, “Gli scaricatori” di Giulio Turcato del 1949, “Bracciante ucciso” di Armando Pizzinato del 1949, “Famiglia di emigranti” di Alberto Sughi del 1950,  “Minatori” di Leoncillo del 1951, “Ritratto di contadina” di Alik Cavaliere del 1957, “Palazzi” di Renzo Vespignani del 1959.

La rappresentazione del lavoro e dei lavoratori diventa un tópos dell'arte italiana conservando un senso di rinnovamento iconografico-contenutistico. Ne è una ragione il generale orientamento politico di una parte importante della nuova generazione artistica, che ora si concretizza nella militanza nei partiti di sinistra, socialisti e comunisti, ora in un atteggiamento di più generica adesione ai loro ideali e ai loro programmi. Partiti nei quali si riconosceva una componente significativa delle classi lavoratrici, soprattutto degli operai dell'industria.

Dalle opere degli anni Sessanta, tra cui “Contadine” di Karl Plattner del 1964, “Attrezzi da lavoro” di Pino Pascali del 1968, e “La fantasia non ha preso il potere” di Franco Mulas del 1969, a quelle degli anni Novanta il passo è più breve, non mancano tuttavia alcuni esempi significativi del ventennio Settanta-Ottanata, come i lavori di Ennio Calabria, con due dipinti del 1972, e di Colombo Manuelli e Giangiacomo Spadari, con opere del 1980 e del 1981.

Sono anni segnati da licenziamenti di massa, da forti ristrutturazioni industriali, dalla grande crisi finanziaria del paese e dalla fortissima inflazione. Esplode con questa crisi l’estetica del corpo, ma non proprio del lavoro, e con essa l’effimero. Nella creazione artistica sembra affermarsi la sostanziale irrealtà o immaterialità del “corpo del lavoro”, ma in particolare la sua assenza, e solo documentando l’assenza sembra riuscire a misurarsi con questi temi, denunciando una reale difficoltà a guardare oltre il proprio tempo attraverso il tema “lavoro”.

Installazioni, video, fotografie ma anche sculture e dipinti sono infine le opere della sezione dedicata ai più giovani artisti che dal 1990 ad oggi si sono confrontati con la dimesione dell’uomo contemporaneo al lavoro. Opere che consentono di capire meglio chi è, che faccia ha e dove vive il lavoratore “dipinto” dagli artisti italiani negli ultimi quindici anni.

La mostra si completa inoltre con una sezione aggiuntiva intitolata “Omaggio al Centenario della Cgil” composta da opere create o offerte per l’evento, realizzate da dieci artisti italiani: Sonia Alvarez, Vasco Bendini, Ennio Calabria, Piero Guccione,  Carlo Lorenzetti, Titina Maselli, Guido Strazza, Alberto Sughi, Walter Valentini, Giuseppe  Zigaina.

Impostata per offrire una lettura accessibile ad un pubblico molto ampio per formazione e cultura, la mostra è l’occasione per rivisitare la storia del lavoro e dell’arte nel loro intreccio continuo lungo un secolo di storia nazionale, documentata anche attraverso con il supporto di documentari e fotografie.

Partcolarità ulteriore della mostra è quella di essere nata grazie alla scelta del Comune di Rimini di investire una tranche delle risorse economiche ottenute a risarcimento di un procedimento giudiziario contro la mafia, nel quale il Comune di Rimini si è costituito parte civile. Una fonte non consueta per un investimento finalizzato alla nascita di un’iniziativa di altissimo valore culturale e volutamente attenta al pubblico dei giovani e degli studenti, a cui è riservato uno specifico programma didattico.

Catalogo Skira

Inaugurazione

Giovedì 28 febbraio ore 18.00

Vernice per la stampa

Giovedì 28 febbraio ore 11 – 14

Ore 12 conferenza stampa

Castel Sismondo

Piazza Malatesta, Rimini